Cosa è un trauma psicologico?   

A volte la nostra vita non scorre come vorremmo e ci possono accadere delle “cose brutte”, degli episodi improvvisi e/o imprevisti che ci causano uno shock, uno spavento o un forte stress…Quando percepiamo uno di questi eventi come particolarmente stressante,  possiamo dire di trovarci alle prese con un “trauma psicologico”

Intorno alla definizione di cosa considerare traumatico e/o stressante, però, ci sono varie interpretazioni tra chi mette l’accento sugli eventi della realtà esterna e chi invece su quella interna o psichica. Quindi non esiste una sola definizione di trauma. Il vocabolario della lingua italiana lo definisce come: “lesione determinata dall’azione violenta di agenti esterni”; e anche, nel campo psichico: ” emozione che incide profondamente sulla personalità del soggetto”. La definizione più completa del termine, dal punto di vista psicologico, può essere: “un esperienza di particolare gravità che compromette il senso di stabilità, continuità fisica e psichica di una persona”. Bene, e quindi? Cosa vuol dire in parole povere? Partiamo dalle origini, giusto per capirci qualcosa.

Da cosa può essere scatenato?

Tutti noi abbiamo fatto esperienza di qualche episodio traumatico, piccolo o grande che sia stato: un bullo che ci prendeva in giro a scuola, un fidanzato che ci ha lasciato, una amica che ci ha voltatole spalle…oppure possiamo aver avuto dei genitori poco “responsabili” e quindi ci siamo sentiti poco amati e molto trascurati e magari gelosi di altri fratelli e sorelle! La perdita del lavoro, un matrimonio finito con un divorzio, la perdita di una persona cara… sono tutti traumi ormai molto frequenti che coinvolgono la persona (con tutte le sue relazioni).  E poi ci sono i traumi con la T maiuscola, che includono situazioni estreme e fuori dal comune e che riguardano la minaccia di morte, la tortura, l’abuso sessuale, eventi catastrofici naturali (es. terremoti, inondazioni, incidenti di vario tipo e gravità), e mi fermo qui per non stressare troppo il lettore.

Quali possono essere le conseguenze?

Tutti questi episodi traumatici possono portare ad uno stress notevole che si può manifestare a vari livelli:

  •  fisico 
  • mentale 
  • emotivo
  • comportamentale

A livello fisico i sintomi più frequenti sono:  forti mal di pancia, mal di testa più o meno accentuato,  problemi di sonno, mancanza di appetito, stanchezza, tensione e rigidità muscolare.

A livello mentale possiamo avere la ripetizione di immagini e pensieri sul’accaduto (il tipico flash back), che sono invadenti e persistenti.

Emotivamente, possiamo ritrovarci alle prese con ansia, depressione, senso di colpa per essere sopravvissuti, irritabilità, paura e anche rabbia

Tutto ciò può portare a comportamenti autosabotanti, di evitamento e di chiusura, che possono peggiorare molto la qualità della nostra vita.

Conseguenze

Dal punto di vista emotivo/psicologico, che è quello di cui vorrei parlare in questa sede, le conseguenze dipendono: 1) dalla  gravità dell’evento traumatico, 2) dalla personalità del soggetto e anche 3) dall’ambiente circostante. Da ciò se ne deduce che non tutti gli eventi improvvisi e traumatici portano ad un trauma psicologico grave.  Comunque sia, dopo un evento stressante e/o traumatico, possiamo notare 3 fasi dal momento dell’evento traumatico in poi. Forse le hai provate anche tu. Eccole:

  1. Fase di shock:  si prova un senso di estraneità, di irrealtà, di confusione e disorientamento spaziale o temporale. Si può “non sentire” il proprio corpo ad esempio. Lo shock ha comunque una funzione di protezione da un evento troppo forte che potrebbe danneggiarci ancora di più. Ci protegge da un eccessivo coinvolgimento.
  2. Fase dell’impatto emotivo:  emergono diverse emozioni come l’ansia, la tristezza, la colpa, la paura, tutta una serie di disturbi gastrointestinali (la tipica corsa al bagno, per intenderci). Questa fase può durare da alcuni giorni a settimane; nei casi più gravi anche mesi.
  3. Fase del Fronteggiamento: è il momento delle domande e della ricerca di spiegazioni e soluzioni. Tipico di questa fase è chiedersi: “Perchè è successo? Perchè proprio a me? Cosa posso fare?”

Detto questo, voglio aggiungere che  la cosa più importante però è l’impatto personale o soggettivo del trauma sulla persona: cioè come la persona reagisce al trauma.   Se la persona interessata dall’evento traumatico riesce ad elaborare il trauma e a superarlo da sola (con il tempo e con un impegno personale), a trovare un nuovo equilibrio, meglio così. Ma non tutti hanno la capacità e la voglia di farlo…

Quali soluzioni ci sono?

  • Imparare a riconoscere le proprie emozioni in seguito al trauma, senza nasconderle o provare vergogna.
  • Ricordarsi che non si è da soli e che si può parlare con altri, che possono alleviare un po’ il peso del nostro disagio. Si può così scoprire che quello che è successo a noi è successo anche ad altri, magari al vicino di casa, e che se ne può parlare.
  • Non isolarsi per troppo tempo, ma riprendere le nostre abitudini e relazioni appena possibile e in maniera graduale (la routine aiuta a superare il trauma). Chiudersi in se stessi non permette l’elaborazione del trauma, anzi, lo amplifica.
  • Chiedere aiuto alle persone che ispirano fiducia o che sono coinvolte nei soccorsi (es Psicologi dell’emergenza). Non fare finta di stare bene quando non è così……
  • Prendersi una pausa per recuperare il nostro equilibrio e le nostre forze (piangere, stare con i propri familiari, dormire, pensare all’accaduto). Un tempo esisteva il Lutto, un periodo specifico per superare il dolore e per poter piangere la perdita di una persona cara. Chi era in lutto era facilmente riconoscibile dall’abbigliamento o da una fascia nera al braccio. Ora non c’è un riconoscimento visibile del dolore…Bisognerebbe recuperare questa usanza a mio parere terapeutica.
  • Evitare una esposizione eccessiva ai mass media o ad internet  finchè non si sta meglio; a volte dopo un trauma o un incidente si ricercano informazioni di tutti i tipi su quello che ci è accaduto, che potrebbero spaventare ancora di più, e quindi peggiorare o ritardare il recupero del nostro equilibrio.
  • Ultima risorsa ma non ultima, rivolgersi ad un esperto (se i sintomi di cui abbiamo parlato persistono nel tempo) per un supporto psicologico e una rielaborazione del trauma. Creare una buona alleanza terapeutica e avere una forte motivazione a ritornare a vivere bene può aiutare a superare tutte quelle difficoltà emotive (fisiche e comportamentali) causate dal trauma. L’aiuto di uno psicoterapeuta e una psicoterapia individuale (per saperne di più)  o anche un  gruppo di sostegno (per saperne di più)  può essere davvero molto utile nel recuperare il nostro equilibrio, sia mentale che fisico, e “andare avanti” nella propria vita, con una nuova visione del futuro, finalmente liberi di stare bene.                                                                                                                

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